Attualità
30 agosto, 2022

Aiuto alle vittime anche in caso di violenza all'estero

Le persone vittime di gravi atti di violenza subiti all’estero dovrebbero avere accesso alle prestazioni di sostegno dell’aiuto alle vittime, anche se al momento dei fatti non erano residenti in Svizzera. A richiederlo è la Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale. Si tratta certamente di una buona notizia per le donne e le ragazze che hanno subito mutilazioni genitali nel proprio Paese d’origine.

Attualmente le donne e le ragazze che hanno subito una mutilazione genitale prima del loro arrivo in Svizzera non hanno alcun diritto a prestazioni di aiuto alle vittime. La legge sull'aiuto alle vittime di reati non prevede alcun accesso a prestazioni di sostegno come la consulenza dei consultori dedicati, il sostegno psicologico o la consulenza giuridica. Attualmente può beneficiare di supporto solo chi era residente in Svizzera al momento del reato.  

Ora però le cose dovrebbero cambiare, perché a fine agosto la Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale ha approvato, con 18 voti favorevoli contro 7, un’iniziativa volta a consentire alle vittime di gravi atti di violenza subiti all’estero, l’accesso, in determinate condizioni, a prestazioni di sostegno dell’aiuto alle vittime, anche se la persona interessata non risiedeva in Svizzera al momento dell’evento. Prestazioni come indennizzi o riparazioni morali dovrebbero rimanere comunque esclusi. Con questo adattamento della legge, la Svizzera si adeguerebbe agli obblighi internazionali previsti dalla Convenzione di Istanbul (art. 4, par. 3) e dalla Convenzione europea sulla lotta contro la tratta degli esseri umani (art. 12). 

L’iniziativa deve ancora essere approvata dalla Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati.